giuseppe flavio traditore

GIUSEPPE FLAVIO TRADITORE?

 Giuseppe Flavio (Gerusalemme, circa 35 d.C., Roma, circa 100 d.C.), Joseph Ben Matthias (Giuseppe figlio di Mattia), nasce da una delle esclusive  24 famiglie sacerdotali. La sua educazione subì un forte influsso dalla cultura greca e latina. Le sue opere, infatti, ci sono pervenute in greco.                Nella “Biografia” leggiamo: “avevo raggiunto un livello di istruzione notevole, tanto da procurarmi fama di eccellenza per capacità mnemoniche ed intellettive. Quand’ero ancora bambino, all’incirca sui quattordici anni, grazie alla mia passione per lo studio ricevevo gli elogi di tutti, dato che venivo di continuo avvicinato dai sommi sacerdoti e dalle persone più importanti della città che richiedevano il mio parere per interpretazioni particolarmente sottili delle leggi.”. All’età di sedici anni fece esperienza delle tre tendenze dottrinali frequentando i sadducei, gli esseni ed i farisei. Ritenendole non soddisfacenti e, sempre nella “Biografia” leggiamo, che venuto a conoscenza che “nel deserto viveva un tale di nome Banno, che si vestiva con quanto ricavava dagli alberi e si cibava di ciò che cresceva spontaneamente, facendo di giorno e di notte frequenti abluzioni con acqua fredda a scopo purificatorio, divenni suo emulo. Dopo tre anni trascorsi con lui, soddisfatto così il mio desiderio, ritornai in città. A diciannove anni presi dunque a vivere seguendo i precetti della scuola farisaica, che si avvicina a quella che i greci chiamano stoica.”  Nel 64 si reca a Roma e rimane impressionato dalla potenza militare e dal livello di vita dei romani. Durante la rivolta contro Roma, iniziata nel 66, è stato governatore militare ribelle della Galilea. Nel 67, saputo che i romani stavano per attaccare l’importante centro di Iotapata, accorse ad assumerne la difesa. Dopo circa un mese e mezzo di assedio le legioni romane l’espugnarono. I romani mentre mettevano a ferro e fuoco la città cominciarono, a dare la caccia a Giuseppe per catturalo. Questi assieme ad una quarantina di notabili si era rifugiato in una profonda cisterna. Quando il nascondiglio fu scoperto, Giuseppe era incline a consegnarsi al nemico, ma la sua arrendevolezza suscitò l’ira degli altri decisi a suicidarsi che gli imposero di scegliere di morire di propria mano o di essere ucciso per mano dei compagni. Con un abile espediente, narrato con dovizia di particolari nella guerra giudaica, si libera dei compagni e si consegna ai romani. Durante l’incontro con il comandante militare romano Vespasiano, Giuseppe gli predisse che sarebbe diventato imperatore, e questi gli risparmiò la vita. Alla famiglia di Vespasiano Giuseppe rimase in seguito legato e cambiò il suo nome in Josephus Flavius quando fu affrancato dalla prigionia dall’imperatore ed accolto nella gens flavia con la concessione della cittadinanza romana. Questa scelta fu avversata e criticata dagli altri giudei perché avrebbe dovuto seguire la sorte dei suoi compagni. Per questo motivo fu bollato come traditore e nelle sue opere continuamente riporta tesi per giustificare questa scelta.

Cerchiamo di capire perché Giuseppe Flavio tenne questo comportamento. Innanzi tutto bisogna distinguere l’atteggiamento tra le classi detentrici del potere politico, economico e religioso ed il popolo. Il popolo era estremamente arroccato sui dettami della Legge sacra. La loro esistenza era scandita dalla presenza di JHWH in ogni atto ed istante della loro vita. Ciò fece scaturire una netta opposizione alla dominazione romana perché continuamente venivano imposti dettami che erano contrari alla loro Legge sacra. Preferivano subire le più umilianti e dolorose torture per non contravvenire alle prescrizioni della loro religione. In questa ottica sono facilmente comprensibili i suicidi di massa che costellano questo periodo storico. Quando erano certi della sconfitta preferivano morire. Si opponevano violentemente quando il dominatore romano violava le stanze segrete del tempio (il Santa Santorum) di Gerusalemme  o quando pretendeva di porre, nello stesso, la statua dell’imperatore in carica in quel momento, per essere venerata come un dio. La casta sacerdotale, come prima scritto, era formata da 24 esclusive famiglie ed era estremamente convinta del suo rapporto speciale ed eclusivo con l’Essere Supremo. Come la Bibbia ci narra, la presenza di JHWH è pressante in ogni momento dell’esistenza del popolo eletto. L’intervento puntuale e punitivo nei confronti del faraone d’Egitto gli permette di raggiungere la Terra Promessa pur attraversando il deserto del Sinai. Dio interviene per permettergli l’attraversamento del Mar Rosso facendo spartire le acque. Nel deserto la manna e la sorgente d’acqua scaturita dal nulla, permette loro di sopravvivere in un habitat estremamente ostile. Sul Monte Tabor, Mosé riceve le tavole con i dieci comandamenti. Tutto l’esodo è pregno di una presenza costante di Dio per risolvere ogni problema e difficoltà. Questo lo fornisce di uno strumento potente ed affidabile: l’Arca dell’Alleanza. Potremo continuare ad infinitum nel riportare gli innumerevoli interventi dell’Essere Supremo in ogni aspetto della vita sociale e religiosa del popolo giudaico in ogni epoca storica. La presenza costante di profeti, ispirati da Dio, che intervengono e condizionano ogni aspetto della vita politica e religiosa. Questo insieme di cose aveva fatto radicare nei giudei la convinzione che, in quanto popolo eletto, e , quindi, amato dal creatore di ogni cosa, di avere un con Questi un colloquio permanente e vivificante. Joseph Ben Matthias è un esponente delle esclusive famiglie sacerdotali. Nella prima gioventù, con grande spirito critico, vive il mondo religioso delle varie sette presenti nel suo ambito sociale. Infine aderisce alla setta dei farisei. E’ estremamente convinto di essere in comunicazione con il suo dio e, quindi, di avere non solo il dono della preveggenza, ma di essere dotato di particolari ed esclusive caratteristiche mentali e spirituali. Come prima detto, nella prima adolescenza, veniva interpellato per dare la sua opinione su delicate questioni religiose. Infatti, si salva la vita vaticinando a Vespasiano la sua ascesa al trono imperiale. Tale dono gli aveva fatto radicare l’estrema convinzione che il suo popolo era in disgrazia col suo dio e che all’inverso il popolo romano era nelle grazie dello stesso e, quindi, era destinato a dominare il Mondo coadiuvato, anche, dal suo potente ed invincibile apparato militare ed amministrativo. Durante l’assedio di Gerusalemme tentò ripetutamente, mettendo spesso a rischio la sua vita, di convincere i suoi compatrioti ad arrendersi con esortazioni declamate sotto le mura della città. Accettava la sconfitta della sua nazione come una superiore volontà del suo dio. Questo atteggiamento era in sintonia con i membri delle caste sacerdotali, economiche e politiche. Il loro porsi nei confronti del dominatore romano era totalmente opposto a quello popolare. Modus vivendi che si radicò sempre di più dopo la diaspora. I giudei sparsi nelle varie nazioni ed, in particolare a Roma, tentavano di inserirsi efficacemente nel tessuto della società romana. Giuseppe Flavio ci narra con dovizia di particolari nella “Guerra giudaica” e nel “Contro Apione” questo modo di pensare e questo atteggiamento accattivante dei suoi connazionali. Un solo aspetto i giudei non hanno derogato: la purezza della loro razza. Non si sono mai integrati minimamente con gli appartenenti alle nazioni in cui vivevano. Questo era ovvio perché erano i membri della razza eletta amata da JHWH. Questa caratteristica ha fatto si che si sono sempre interessati di commercio e di finanza. Sono stati, in tutte le epoche storiche, detentori di grandi ricchezze e, quindi, di tanto potere politico occulto. Ciò ovviamente ha generato una violenta avversione nei loro confronti che maledettamente sfociò nel secolo scorso nella tremenda ed inumana persecuzione messa in atto dalla destra politico-economica germanica. Quindi, Giuseppe Flavio non tradì il suo popolo schierandosi con Vespasiano, ma semplicemente seguì i dettami che la sua facoltà di preveggenza gli donavano. Divenne subordinato dell’imperatore romano perché questa era la volontà di JHWH. BIBBLIOGRAFIA 1.     Giuseppe Flavio – La guerra giudaica –  Mondadori – 1995 2.     Giuseppe Flavio – Contro Apione – Marietti  editore – 2007 3.     Giuseppe Flavio – Antichità giudaiche – UTET – 2006 4.     Giuseppe Flavio – Autobiografia – Rizzoli – 1994    

giuseppe flavio traditoreultima modifica: 2008-06-11T15:25:00+02:00da ramessera
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