iside

RIFLESSIONI SUL MITO DI OSIRIDE PER UN’IPOTESI INTERPRETATIVA

  

  

 

 § 1. Il mito.

 

In un istante, a temporale ed a spaziale, il monticello primordiale emerse dal Nun ed il dio Khepri-Ra-Atum, generatosi da sé, illuminò, per la prima volta, con i suoi raggi splendenti, luminosi e vivifici il non Esistente  mutandolo nell’Esistente. Di poi, creò, sia con lo sputo sia con atti di auto piacere, due figli: Shu, dio dell’Aria, e Tefnut, dea dell’Umidità. Questa prima coppia divina generò Geb, dio della Terra, e Nut, dea del Cielo, che uniti in un amplesso continuo ed inscindibile generarono Osiride, Seth, Iside e Nefthis. Osiride ed Iside, nel ventre della madre Nut generarono Horus il vecchio. Le due coppie divine videro la luce quando Tefnut separò Geb da Nut. Questi nove déi primordiali costituirono l’Enneade della teologia eliopolitana. Ra designò Osiride Faraone d’Egitto e Questi donò ai suoi sudditi la civiltà insegnando loro a vivere in pace ed in comunità, a coltivare la terra ed a forgiare i metalli. Di poi, si allontanò dal suo regno per estendere a tutti i popoli della Terra queste conoscenze e, durante la sua assenza, lasciò la reggenza alla sua sposa-sorella Iside. Ma il fratello Seth, escluso dal trono e dal potere ordì continui inganni per conquistare il trono delle Due Terre. Infatti, quando Osiride tornò dal suo viaggio, fu vittima di un tranello di Seth. Questi, infatti, prese di nascosto le misure del suo corpo e costruì un’arca perfettamente combaciante con queste dimensioni, molto bella e con splendidi ornamenti. Invitò il fratello gemello ad un banchetto e durante lo svolgimento dello stesso, fece portare l’arca e promise di donarla, come in un bel gioco, a chi ci stesse dentro sdraiato proprio di misura. Uno dopo l’altro provarono tutti, ma nessuno ci entrava davvero esattamente: venne il turno di Osiride e, quando si sdraiò dentro, Seth, assieme a sessantadue congiurati, richiusero il coperchio, lo saldarono con chiodi e ci versarono sopra piombo fuso. Poi trasportarono l’arca al Nilo e la abbandonarono alla sua corrente. Divenne in tal modo regnante del popolo egizio. Quando Iside fu informata, si tagliò una delle sue trecce e indossò una veste da lutto. Da quel giorno vagabondò senza meta, senza sapere dove cercare, chiedendo notizie a tutti quelli che incontrava: persino ai bambini domandava di quella cassa. E furono proprio dei bambini che  Iside, un giorno incontrò, a rivelarle la bocca del fiume (la Tanitica) attraverso la quale gli amici di Seth avevano abbandonato, verso il mare, la bara di Osiride. In ricordo di questo fatto gli Egizi attribuiscono ai fanciulli un potere profetico, e in particolare interpretano il futuro basandosi sulle parole lanciate a caso dai bambini che stanno giocando nei luoghi sacri.

Iside poi venne a sapere che una volta Osiride si era unito alla sorella Nefthis, credendo che fosse la sua sposa Iside: lo provava la ghirlanda di meliloto che Osiride aveva lasciato da Nefthis. Si mise allora a cercare il bambino nato da loro: Nefthis, per paura di Seth, l’aveva nascosto subito dopo aver partorito. Dopo una lunga e faticosa ricerca, finalmente lo trovò, guidata da una muta di cani: e lo allevò, e il ragazzo diventò la sua guardia e il suo fedele compagno. Fu chiamato col nome di Anubis: e si dice che faccia la guardia agli déi come i cani la fanno agli uomini.

Di conseguenza Iside venne a sapere che la bara, sospinta dal mare presso la costa di Byblos, con l’aiuto delle onde era dolcemente approdata in un prato di erica; l’erica, poi, in breve era cresciuta fino a diventare un bellissimo, fiorente cespuglio, che si abbarbicò alla bara  e si avvolse intorno a essa, nascondendola completamente al suo interno. Il re di quella regione restò stupefatto delle dimensioni della pianta; fece tagliare il fusto che avvolgeva la bara, senza peraltro accorgersi della sua presenza, e lo pose come colonna per il tetto della sua casa. Iside, raccontano, fu informata di ciò per ispirazione demoniaca della Fama: allora si recò a Byblos, si sedette presso una fontana e stava a piangere sulla sue miserie, senza mai parlare a nessuno. Solo con le ancelle della regina si intratteneva volentieri, e intrecciava loro i capelli, e dal suo corpo spirava meraviglioso profumo. Quando la regina vide le sue ancelle, fu presa dal desiderio della straniera, della sua arte di fare le trecce e dell’ambrosia che spirava dal suo corpo. Così Iside fu mandata a chiamare, e divenuta intima della regina, fu scelta come nutrice del principino. Il nome del re dicono che fosse Malcandro, quello della regina invece secondo alcuni Astante, per altri Saosis, secondo altri ancora Nemanus, nome che per i Greci corrisponde ad Athenais. 

Iside allevava il bambino dandogli da succhiare la punta del dito al posto del seno; e una notte bruciò la parte mortale del suo corpo. Poi, trasformatasi in rondine, prese a volare intorno alla colonna, gemendo, fino a che la regina, che aveva osservato la scena, quando vide il bambino in preda alle fiamme, si mise a gridare, privandolo così dell’immortalità. La dea allora si rese visibile, e chiese la colonna del tetto: la tolse con facilità, sfrondò i rami di erica che l’avvolgevano, e poi l’avvolse in una pezza di lino, cospargendola di unguento odoroso. La affidò poi al re e ai suoi successori, e anche oggi gli abitanti di Byblos venerano questo tronco, che si trova nel tempio di Iside. La dea si gettò sulla bara, e gridava tanto che il più giovane dei figli del re ne morì. Poi prese con sé il maggiore, caricò la bara su una nave e partì. In seguito, poiché il fiume Fedro fece nascere allo spuntar del giorno un vento troppo forte, la dea incollerita prosciugò la sua corrente.

Quando giunse in un posto isolato e fu finalmente sola, subito aprì la bara, abbandonò il suo viso su quello di Osiride e si mise a baciarlo, piangendo. Il fanciullo intanto si era avvicinato piano piano alle sue spalle e aveva visto tutto. Quando se ne accorse, la dea si voltò piena d’ira, con uno sguardo orribile. Il fanciullo allora non resse allo spavento, e morì. C’è chi afferma invece che le cose non andarono in questo modo, e che morì cadendo in mare per caso. Anche adesso gli vengono resi onori, per la sua familiarità con la dea: quel Maneros, infatti, che gli Egizi cantano nei banchetti, è proprio lui. Altri sostengono invece che il fanciullo si chiamava Palestino o Pelusio, e che dette il suo nome alla città fondata dalla dea, mentre il Maneros che viene cantato, altri non sarebbe che l’inventore della musica. Alcuni affermano che questo nome non vuole designare una persona, ma rientra nelle espressioni tipiche di chi fa festa nei banchetti. “Ti auguro che tutta la tua vita sia felice come adesso”: sarebbe sempre questo per gli Egizi il valore dell’esclamazione “Maneros”. Così, anche l’uso di farsi passare davanti agli occhi la figurina di un morto dentro la sua bara, non ha proprio niente a che vedere con la rievocazione dei patimenti di Osiride, come alcuni vogliono credere: in realtà, l’immagine del morto viene introdotta perché la sua contemplazione sia un invito a godere del presente, dato che presto noi tutti saremo uguali a lui.

Iside, di poi, depose la bara in un luogo fuori mano. Ma Seth, mentre andava a caccia di notte, la scoprì per caso, illuminata dalla luna; riconosciuto il corpo di Osiride, lo fece in quattordici pezzi e lo disperse. Quando lo venne a sapere, Iside, con la sorella gemella Nefthis, si mise di nuovo a cercare qua e là, attraversando le paludi su una zattera di papiro: ancora adesso, chi naviga su barche non viene attaccato dai coccodrilli, perché è questo il loro modo di mostrare alla dea venerazione e sottomissione, in ricordo di quel fatto.

E’ ancora questa leggenda a motivare la presenza in Egitto di tanti monumenti sepolcrali di Osiride: per ogni pezzo del suo corpo che riusciva a trovare, infatti Iside costruiva una tomba. Altri rifiutano tale spiegazione, e sostengono invece che Iside aveva donato alle varie città immagini di Osiride da lei modellate, come simbolo del suo corpo, perché fosse onorato da più gente.

L’unica parte del corpo di Osiride che Iside non riuscì a trovare fu il membro virile, perché era stato gettato per prima nel fiume, e lì l’avevano mangiato il lepidoto, il fagro e l’ossirinco, proprio quei pesci tanto aborriti dagli Egizi. Al posto del vero membro, Iside ne fece uno finto con il limo del Nilo, e rese sacro il fallo, a cui anche ora gli  Egizi dedicano molte feste.

Con l’aiuto di Anubis imbalsamò il corpo e confezionò così la prima mummia. Osiride resuscitò, ma non poté più regnare su questa terra e divenne re della Duat (regno oltre l’orizzonte occidentale). Unendosi, di poi, generò Horus il giovane.

 

                                     

 

 

 

              § 2. L’interpretazione dei simbolismi del mito.

La prima differenziazione avviene all’atto della nascita delle due coppie divine che sono le uniche dell’Enneade primordiale ad intervenire effettivamente, con la loro presenza reale, nelle vicende degli uomini. Infatti Osiride è il primo regnante del popolo egizio e ad essi dona l’organizzazione sociale e le tecnologie per far compiere a questo popolo il passaggio dallo stadio animale a quello proprio della natura umana: la coltivazione dei campi, l’allevamento del bestiame, la forgiatura dei metalli e la vita comunitaria. La seconda caratteristica di questa benefica copia divina è l’enorme capacità generativa. Infatti, già nel grembo materno genera Horus il vecchio. La coppia rappresentante del Male nel mondo terreno, Seth e Nefthis, è invece sterile. Ma solo l’elemento maschile della coppia perché Nefthis genera Anubis accoppiandosi con Osiride. Il Male quindi è un elemento distruttivo per il mondo reale e produce solo negatività. Immediatamente si innesca l’eterna lotta tra i due aspetti complementari della vita reale: il Bene ed il Male.

Ogni artificio, inganno o sotterfugio è lecito alle forze del male  per far compiere agli uomini azioni malefiche  ed indirizzarli a violare le sacre leggi della convivenza umana. Ma questa interminabile lotta ha sempre un esito scontato e positivo: le forze del bene sconfiggono inesorabilmente le forze del male. Il numero sessantadue dei congiurati, presenti al banchetto durante il quale è ordito e messo in atto il tranello nei confronti di Osiride, rappresenta e quantifica la totalità degli déi, demoni, geni e forze oscure presenti nel mondo reale tramite i quali si manifesta il Male. Era profonda convinzione degli uomini che tutte le forze maligne esistenti operavano in sinergia tra loro per distruggere il Bene.

Ma ciò che subito salta alla nostra attenzione é che il Male è insito nell’ordine naturale del Creato. Contemporaneamente sono generate le due coppie con caratteristiche contrapposte. Una teologia, rispecchiante la realtà, doveva necessariamente contemperare l’esistenza del Male perché questo è parte integrante dell’Esistente. Il mito, immediatamente risolve la problematica della negativa influenza di questo sulla vita quotidiana, innescando una eterna lotta tra le due forze contrapposte ma, di poi, tacita la paura dell’Uomo di una probabile vittoria del Male facendo sempre vincere le forze del Bene. Il grandioso ed unico concetto dell’equilibrio delle due forze è plasticamente rappresentato dalla creazione della dea Maat. Ed il faraone, espressione vivente del primo regnante, è il custode ed il garante della conservazione di questo equilibrio cosmico che si estrinseca nella vita terrena.

Seth, quindi, riesce con un inganno a detronizzare il fratello gemello Osiride, e lo allontana dall’Egitto. La sposa Iside, con immenso travaglio, riesce a recuperare l’arca contenente il corpo dell’amato compagno di vita con l’aiuto dei fanciulli. Indirettamente, cioè tramite i fanciulli, il dio primigenio informa Iside della destinazione dell’arca e ciò è una formalizzazione ufficiale della capacità degli stessi di profetizzare.

Di notte, Seth, mentre cacciava, scopre la bara del fratello Osiride. Durante la notte perché di giorno, quando i raggi del dio Aton splendono sul creato, le forze del male sono inefficaci. Il corpo viene smembrato in quattordici pezzi che vengono disseminati per tutto l’Egitto. Anche del numero 14 si è persa il suo profondo significato che probabilmente doveva rappresentare il numero dei regni in cui anticamente era diviso l’Egitto. Il fallo, infine, è gettato nel Nilo dove è divorato dai pesci.

Il corpo viene smembrato in quattordici pezzi e disseminato in tutto l’Egitto affinché il suolo egizio si identifichi con il corpo stesso del suo primo faraone.

Infatti, la lunga e complessa cerimonia di intronizzazione del nuovo faraone contemplava anche che i simulacri di tutti gli  déi venerati dagli egizi giungessero a Karnak, il tempio del dio dinastico Amon, e che ogni parte del corpo, per mezzo del dio che presiedeva il tempio dove era stata ritrovata da Iside quella specifica parte del corpo, con la recitazione, con voce giusta, di antiche formule sacre ed antichi rituali da umana si trasformasse in divina. Alla fine del rito tutto il corpo era stato divinizzato ed il faraone era il dio vivente. Di poi, quel tempio che custodiva il simulacro di quella specifica parte del corpo di Osiride, era il luogo a cui si rivolgevano gli egizi quando volevano curarla perché ammalata.

Il fallo era stato gettato nel sacro Nilo perché questi era la forza vivifica del suolo egiziano e, quindi, ogni anno, durante la ciclica inondazione, veniva fecondato e reso fertile dalla potenza generatrice del fallo del primo regnante Osiride. Si rinnovava, ogni anno, ciò che era avvenuto quando, per mezzo del fallo di limo, Iside era stata fecondata ed aveva generato Horus, legittimo discendente ed erede al trono della divina coppia reale.

 

                                 

 

 

 

 

 

 

§ 3. Conclusioni.

 

Il mito di Osiride razionalizza non solo la creazione dall’Esistente, ma spiega sia la nascita sia l’evoluzione dell’Uomo e conseguentemente la sua posizione nell’ordine naturale del Reale.

Il dio Khepri-Ra-Atum si autogenera ed immediatamente da inizio sia alla creazione delle altre divinità sia al mondo reale.

Le prime divinità rappresentano la creazione della Terra, in particolare l’Egitto, e di tutto ciò che in essa esiste e vive compreso l’Uomo.

Il primo regnante delle Due Terre è Osiride affiancato e protetto dalla sposa e gemella Iside. Dea dal milione di nomi, grande maga e conoscitrice degli umani e degli déi.

Infatti, non solo riesce a sconfiggere ed ad arginare l’azione malefica del fratello gemello Seth, ma aiutata, dalla gemella e sposa di Seth, Nefthis, rigenera il corpo dello sposo fatto a pezzi ed, infine, genera il legittimo erede del trono d’Egitto. Il ritrovamento del corpo e la ricostruzione del corpo dell’amato sposo si trasforma nel reale nella complessa cerimonia di intronizzazione del faraone che è sempre l’incarnazione di Horus. Con la cerimonia dell’apertura della bocca il faraone morto inizia il suo viaggio nella Duat per ricongiungersi ed identificarsi con tutte le divinità. Il faraone morto trasla tra le stelle imperiture ed il corpo del novello regnante viene reso divino e, quindi, si identica con DIO.

Osiride e Seth non sono altro che i due aspetti fondamentali del reale. Il primo è la forza generatrice che vuole dare benessere e sviluppo all’Uomo, mentre il secondo rappresenta le forze negative del Nun sconfitte da Khepri-Ra-Atum, all’atto della sua comparsa sul monticello primordiale,  con la creazione dell’Esistente.

Garante unico e supremo di questo equilibrio e di questo status quo è il divino faraone custode e detentore della Maat.

Il Male, dunque, non è contravvenire a precetti o regole dettate dalle divinità, ma è distruggere l’Esistente per far prevalere l’Oscurità ed il Caos del Nun.

L’Uomo Egizio non conosce il peccato perché i suoi atti malvagi sono voluti da divinità, da spiriti maligni o dai defunti. A questi può emendare rivolgendosi ai sacerdoti che con opportuni riti possono tacitare o neutralizzare queste negatività.

Un altro aspetto importantissimo è il coesistere del lato umano e divino nella figura del faraone. Ogni faraone è univocamente identificato dai suoi cinque nomi ufficiali, ma contemporaneamente, essendo l’Horus vivente, si identifica con tutti i suoi predecessori. Quindi non si fa scrupolo di attribuirsi le statue dei predecessori facendo scalpellare il loro cartiglio  sostituendolo col proprio. Quindi, parlare di damnatio memoriae é fuori luogo e senza senso. Ecco perché sono riportate le stesse vittorie ed i nemici rappresentati  sono sempre gli stessi.

Se escludiamo il periodo amarniano, constatiamo che la postura delle statue, di qualsiasi dimensione e di qualsiasi materiale con le quali sono realizzate, è sempre la stessa. Difficilmente e molto labilmente si può determinare con precisione quale è stato il sovrano che rappresenta.

 

 

 

 

BIBLOGRAFIA

 

Plutarco – Iside ed Osiride –Adelphi – 1985

 

isideultima modifica: 2010-05-13T14:09:00+02:00da ramessera
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